
5 motivi per cui seguo il Tantra come dottrina e pratica
Unità di corpo e spirito
Nel Tantra il corpo non è un limite, ma un tempio. Attraverso respiro, energia e consapevolezza posso vivere pienamente la mia dimensione materiale e spirituale senza separazioni.
Il ruolo sacro della donna
La donna è considerata manifestazione della Shakti, l’energia creatrice. Nel Tantra non è oggetto, ma regina, guida e forza spirituale: la sua energia apre la via alla trasformazione e all’espansione della coscienza.
Assenza di regole e dogmi
Il Tantra non impone divieti rigidi né condizionamenti morali. È una via esperienziale, che invita a scoprire attraverso le più disparate esperienze la verità dentro di sé, piuttosto che seguire ciecamente norme esterne.
Libertà assoluta e non-dualità
Non esiste separazione tra sacro e profano, spirito e materia, maschile e femminile: tutto è manifestazione del divino. Questa visione porta una libertà radicale, che permette di vivere senza sensi di colpa o contraddizioni.
Educazione sessuale come via di consapevolezza
Nel Tantra la sessualità non è banalizzata, ma riconosciuta come forza sacra. Attraverso di essa si impara ad amare con presenza, rispetto e intensità, trasformando l’unione in un atto di crescita spirituale.



Il Tantra della conoscenza suprema è ciò che permetta al Tantrica (il discepolo) di raggiungere l’assoluto tramite la profondità della sua presenza nel mondo fenomenico.
È proprio tramite l’esperire puro che secondo il Tantra tutti (nessuno escluso) possono realizzare la conoscenza suprema: il nostro io-ego, il nostro vero sé (Shakti) e la natura (Shiva) sono la stessa realtà. Questo esperire puro è una via priva di dogmi, regole e tappe rigide. È una via completamente libera e che richiede una grande forza di carattere ed impegno profondo. Ecco quello che mi ha profondamente conquistato: è una struttura variabile che permette ad ognuno di raggiungere il Samadhi (l’assoluto) con i suoi ritmi. Lo Yogin o il Tantrica godono di una libertà assoluta, sono il guru di loro stessi. Ecco perché il Tantra e lo Yoga attirano gli spiriti liberi, che hanno una passione per il reale ed un continuo fremere del cuore
Cogli che la realtà spaziale di Bhairava è presente in ogni cosa, nel tuo essere e sii questa realtà” (Viñānabhairava Tantra).
Tantra significato:
La parola Tantra ha vari significati:
• Trama, tessuto, telaio: termini che ci ricordano il valore di continuità (di non dualità) della visione tantrica. Significati simili a quello di Yoga-Unione.• Processo continuo: termine che ci ricorda il processo circolare ed unico che interessa tutta la realtà. Tutto è sacro. Tutto è relativo.
• Dottrina, sistema: a partire dal VI sec., periodo in cui la filosofia tantrica viene codificata in alcuni testi e scuole tantriche. La più famosa delle quali ancora oggi è la scuola dello Shivaismo Kashmiro.
• Tecnica: grazie a questa codificazione sono pervenute a noi una serie di tecniche pratiche per raggiungere il Samadhi, che però non devono essere intese come obbligatorie, ma semplici suggerimenti.
Oggigiorno probabilmente il Tantra più conosciuto è quello rosso (ne esistono tre categorie generali bianco, rosso e nero), che viene erroneamente ricondotto in Occidente ad una mera pratica sessuale. In realtà il sesso, in quanto una delle tante espressioni della realtà, è effettivamente accolto ed incoraggiato dalla filosofia tantrica in quanto espressione potente del Sé, della passione e di una possibile unione, ma il Tantra non è solo questo.
Il Tantra bianco è quello più vicino allo Yoga Classico ed il Tantra nero è quello più trasgressivo e provocatorio, che vede anche in manifestazioni poco ortodosse ed estreme come ingerire carne umana o meditare sui cadaveri un’espressione del divino.
La relazione tra Tantra e Yoga

L’ascolto ed il sentire sono dunque punti essenziali sia nel Tantra che nell’ Hatha Yoga. Entrambe queste “vie” o filosofie si basano sul contatto con noi stessi, sulla concentrazione sul cuore e sul raggiungimento possibile dell’obbiettivo ultimo dell’estasi (Samadhi) nella realtà.
Nella pratica yoga in particolare si ha un’interdipendenza tra posizione (Asana), respiro, mente e corpo. La pratica diventa un momento di ascolto profondo, privo di un insieme di pensieri compulsivi e di una direzione. La mente ed il corpo idealmente sono vuoti ed in questa tranquillità lo yogin può ammirare (con meraviglia) la sua vera essenza.
A differenza dello Yoga Classico dove l’obbiettivo è l’evoluzione spirituale e l’abbandono della materia, nell’Hatha Yoga e nel Tantra di stampo Kashmiro ci si considera già ricchi di natura ed ogni azione ne è manifestazione. La vita in sé è l’obbiettivo, l’estasi suprema.
Prima di approcciarsi alla via yogica si dovrebbe dunque essere coscienti del fatto che solitamente siamo poco abituati alla sensibilità e all’ascolto. Siamo piuttosto concentrati costantemente sul pensiero (pensiamo la nostra vita più che viverla) e su quello che “dovrebbe succedere”. Purtroppo così rischiamo di perderci in questo vortice, di sfuggire alla realtà e vivere un’ esistenza vuota. Lo sviluppo del sentire personale diventa quindi la condizione sine qua non per ogni yogin.
“Quando sento, non so niente, vivo il presente”

