Il mio viaggio in India e Nepal

Viaggio Nepal

“Il mio viaggio in India e Nepal: orgogliosa di te!”

Iniziamo dicendo a me stessa una cosa importante “Fra sono orgogliosa di te”! Il mito della super donna mi perseguita interiormente purtroppo da sempre. A causa di questo “mito interiore” la mia mente crede sia scontato e normale che io riesca a fare tutto quello che mi prefisso. Anche quando, dopo esser stata male la notte precedente, non mi sono concessa di commuovermi all’arrivo a Thorong La Pass (5400mt sul livello del mare).

Quindi mi chiedo scusa. Mi rinnovo i più sentiti complimenti per l’impresa fisica e mentale che ho compiuto e per come sono riuscita ad affrontare tutti gli imprevisti nel mio viaggio in India e Nepal.

Ma andiamo con ordine: Nepal

Come ogni volta in cui parto per un viaggio con poche aspettative, anche in questo caso, l’esperienza di viaggio è stata incredibilmente arricchente e positiva. Sono partita non sapendo se il mio corpo avrebbe resistito alle fatiche giornaliere e al freddo. Sono partita non sapendo sei il Nepal mi avrebbe conquistato il cuore. E visto come è iniziato il viaggio, ovvero con un parziale furto di ciò che avevo nello zaino, non ero partita con il piede giusto.

Ricordo bene però la sensazione della prima mattina quando abbiamo iniziato a camminare nella valle dell’Annapurna. La natura che mi circondava, l’elemento acqua onnipresente e la vita semplice ma elegante delle comunità locali mi hanno subito fatto sentire serena. Il mio sistema nervoso si è subito sentito al sicuro. Ho scoperto che svegliarmi presto la mattina e mettermi in cammino aveva un effetto quasi terapeutico. La possibilità di stare in silenzio a sentire i rumori della natura … osservarne i dettagli … mi ha fatto sentire piena di tutto ciò che avevo bisogno. Ed il fatto che non ci fosse nessuna traccia del mondo Occidentale (supermercati, fast food..) mi ha veramente aiutata a disintossicarmi.

Esperienze uniche

Il comfort delle Tea Houses durante il percorso è minimo, ma devo dire sufficiente; il cibo è sempre stato a chilometro zero, molto vario e gustoso. La presenza di stupe, templi, bandiere di preghiera, ruote mantra mi ha dato un senso di spiritualità e di connessione con il tutto costante. Ogni volta che alzavo la testa vedevo qualcosa che mi ricordava la cultura buddista. Ogni volta che ci fermavamo per fare una piccola pausa durante il trekking ne approfittavo per fare una breve meditazione oppure per praticare qualche asana di yoga. Alcune volte abbiamo scoperto delle vere e proprie perle, come ad esempio il monastero buddista di Upper Pisang. Un luogo magico dove io da alcuni compagni ci siamo profondamente ritrovati commossi di fronte alla bellezza della vista sulle montagne e alla bellezza spirituale ed energetica di quel luogo sacro. I monaci giovanissimi giocano come se fossero bambini, ma appena arriva l’ora della preghiera si trasformano in abili musicisti e traghettatori di anime.

Corpo e spirito:

Sono anche rimasta piacevolmente stupita dal mio corpo perché persino durante le salite più dure non sono mai entrata in crisi e sono sempre riuscita a proseguire con il mio ritmo. Questo fino alla notte che abbiamo passato al High Camp: prima di iniziare la salita verso il passo più alto del circuito dell’Annapurna il Thorong La Pass (5400 m di altitudine). Lì ho avuto problemi di stomaco e ho pensato veramente che alle 04:00 non sarei riuscita ad iniziare il trekking.

La temperatura era molto bassa, il vento per fortuna non fortissimo e le condizioni meteorologiche ideali (come, d’altra parte, durante tutto il viaggio), ma nonostante questo, gli oltre 500 m di dislivello si sono fatti sentire (il fiato molto corto e le gambe pesanti). Non ho però mollato e ho continuato sempre seguendo il mio passo (molto lento) e riposando quando ne avevo necessità. Vedere l’alba nel silenzio più assoluto è stato incredibilmente toccante e arrivare agli ultimi metri del trek, che mi avrebbe portato sul passo, mi ha smosso orgoglio, emotività, gioia, gratitudine. Ma non ho lasciato trasparire queste emozioni perché, come dicevo all’inizio, purtroppo per la mia mente sono cose “dovute”, quando in realtà quello che ho fatto non è stata un’impresa banale.

La fine del trekking

Siamo poi scesi verso la civiltà, ma non prima di vedere uno dei tramonti e delle albe più affascinanti sicuramente della mia vita a Poon Hill: la collina che si trova sopra al villaggio di Gorepani da dove si gode un’ampia vista su tutto il massiccio dell’Annapurna.

Pokara e Kathmandu sono state due belle sorprese! Le abbiamo viste durante il Diwali: la festa delle luci (in Nepal e India) in cui si ringraziano la famiglia, i cani e tutto ciò che si ha. Per strada ci sono canti e balli, decorazioni ed offerte votive davanti ad ogni edificio.

Cosa ha reso il Nepal UNICO

Il popolo nepalese mi ha fatta sentire serena; non mi sono mai ritrovata in situazioni scomode ed in generale i nepalesi sono persone molto corrette, disponibili, dolci e dedite al loro lavoro. La cultura buddista credo li abbia per ora salvati da quello che è il mondo occidentale e dai suoi valori cancerogeni come l’ossessione per il denaro e la mancanza di rispetto per qualsiasi essere vivente.

Ma soprattutto il Nepal è una nazione ricca di tradizioni uniche! La più affascinante (per me) è il Bagno Sonoro con campane tibetane e altri strumenti Himalayani. Le campane vengono tradizionalmente collegate alla medicina himalayana e alla filosofia buddhista: da sempre state utilizzate per scopi spirituali (il suono e la vibrazione sono in grado di armonizzare corpo, mente e spirito). Le campane sono ancora realizzate artigianalmente utilizzando i 7 metalli associati ai pianeti dell’astrologia antica. Provare per credere… per me l’esperienza è stata come un trip con sostanze psichedeliche. Un vero e proprio viaggio all’interno di tutte le dimensioni del mio corpo: espansione, radicamento, armonizzazione…

Credo che già solamente per questo tipo di esperienza il Nepal sia una destinazione da non perdere!

India

Trascorse le prime due settimane nella natura nepalese accompagnata da un gruppo di amici e dal mio compagno, sono successivamente rimasta una settimana in India da sola. Ho visitato brevemente Nuova Delhi: una città abitata da 28 milioni di anime (quasi la metà della popolazione italiana). L’India mi è arrivata in maniera molto forte e spigolosa ed il livello di sporcizia, miseria umana, ricerca spasmodica del denaro e poco rispetto verso una donna non sono stati facilmente gestibili all’inizio.

L’esperienza in Ashram

Per fortuna mi sono presto spostata a Rishikesh nella zona nord, vicino all’Himalaya dove ho soggiornato per quattro giorni in un Ashram. Qui ho vissuto un’esperienza completamente diversa, molto più nelle mie corde. Ho trascorso momenti di qualità con me stessa studiando yoga, praticando meditazione, scoprendo nuove pratiche di tradizione Vedica, conoscendo anime in cammino come me ed immergendomi in un luogo sicuramente molto più tranquillo e rispettoso. Ma è stato grazie ad un incontro fortuito che la mia impressione sull’India è decisamente migliorata. Ho conosciuto un insegnante di yoga originario di Delhi. Mi ha sopportata e supportata durante il viaggio di ritorno da Rishikesh a Nuova Delhi spiegandomi molti aspetti della cultura indiana, che altrimenti non avrei potuto comprendere in un primo viaggio così breve. Mi ha anche fatto vedere una parte della sua città d’origine ed in questo modo sono sicuramente riuscita a comprendere meglio la cultura locale e come avrei dovuto e potuto muovermi al suo interno.

Curioso il fatto che quando ho preso il volo per andare da Nuova Delhi a Dubai ho provato una commozione molto forte; non so dirne esattamente il motivo (mi è ancora sconosciuto). Non so se fosse dovuta semplicemente al fatto che il viaggio stesse finendo o se magari ci fosse dell’altro (che in questo momento io ancora non posso comprendere). In ogni caso è stato un momento di profonda introspezione, riflessione e connessione con quelle che sono le mie emozioni più profonde; prima di ritrovarmi catapultata in un mondo opposto: l’ordinatissima, pulitissima e ricchissima Dubai.

Nuove consapevolezze e Dharma

Sono profondamente grata a tutte le esperienze belle e brutte che ho vissuto nel mio viaggio in India e Nepal, perché, come lo yoga stesso ci insegna, sono i momenti di imprevedibile difficoltà che fanno emergere potenziale a noi sconosciuto, traumi, aspetti molto profondi della nostra anima.

Grata e carica di tutte queste energie che ho acquisito durante il cammino ora torno nella mia quotidianità più consapevole e saggia. Consapevole in particolare di quello che è il mio Dharma in questo momento: condividere il mio percorso di viaggio interiore ed esteriore con anime simili, accompagnare chi vorrà uscire dalla propria comfort zone per acquisire nuove prospettive su sè stesso/a e sul mondo. Ora non ho più dubbi!

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